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El Niño e La Niña sono le due fasi opposte dell'oscillazione del Pacifico, note come ENSO. El Niño comporta un riscaldamento anomalo delle acque superficiali del Pacifico centrale e orientale, con indebolimento degli alisei; La Niña provoca un raffreddamento e alisei più intensi. Queste variazioni modificano le precipitazioni, le temperature e la circolazione atmosferica in gran parte del pianeta, con conseguenze su agricoltura, pesca e rischi climatici.

Differenza tra El Niño e La Niña
El Niño e La Niña sono fasi opposte dello stesso sistema, l'ENSO. Durante El Niño gli alisei si indeboliscono e le acque calde, di solito accumulate nel Pacifico occidentale, si spostano verso il centro e l'est, riscaldando le acque al largo del Perù. Durante La Niña accade il contrario: gli alisei si rafforzano, l'upwelling di acque fredde lungo la costa sudamericana si intensifica e il Pacifico occidentale resta ancora più caldo del normale. Gli effetti climatici sono quindi quasi specchiati: dove El Niño porta piogge, La Niña tende a portare siccità, e viceversa. Tra i due eventi esistono anche periodi neutri, in cui le condizioni restano vicine alla media.

Il meccanismo oceanico-atmosferico
L'ENSO nasce dall'interazione tra oceano e atmosfera, un esempio classico di retroazione. Normalmente gli alisei spingono le acque calde verso ovest e favoriscono la risalita di acque fredde ricche di nutrienti lungo la costa del Perù. Se gli alisei si indeboliscono, le acque calde refluiscono verso est, l'aria sopra il Pacifico centrale diventa più convettiva e le precipitazioni si spostano: questa variazione indebolisce ulteriormente gli alisei, rinforzando il fenomeno. In La Niña la retroazione opera in senso opposto, con alisei più forti e acque più fredde. Questo meccanismo, descritto come oscillazione di Walker nella circolazione atmosferica, spiega perché le due fasi si alternano in modo irregolare.

Effetti su pesca e agricoltura
Gli impatti economici sono particolarmente evidenti lungo le coste del Perù e dell'Ecuador. In condizioni normali l'upwelling sostiene grandi stock di anchoveta, alla base di una pesca molto importante; durante El Niño le acque più calde e povere di nutrienti riducono gli stock, con effetti sulla filiera ittica. In agricoltura, El Niño tende a portare siccità in Australia, Indonesia e parti dell'Asia meridionale, mentre La Niña porta spesso piogge abbondanti in quelle stesse regioni. Anche l'Europa risente indirettamente di questi eventi, che influenzano le temperature globali medie: negli anni di El Niño esse tendono a essere più alte, in quelli di La Niña più basse.

Monitoraggio e previsione
La comunità scientifica osserva l'ENSO con reti di boe oceaniche, satelliti e modelli numerici. Un indicatore diffuso è l'indice ONI, che misura le anomalie della temperatura superficiale del mare in una regione del Pacifico centrale: valori persistenti sopra soglie definite segnalano El Niño, valori sotto segnalano La Niña. Le previsioni stagionali hanno una discreta affidabilità con alcuni mesi di anticipo, ma eventi forti e transizioni rapide restano difficili da prevedere con precisione. Per questo i sistemi di allerta climatica usano scenari probabilistici, aiutando governi e agricoltori a pianificare difese contro siccità, alluvioni e perdite di raccolto.

Domande per ripassare

Qual è la differenza principale tra El Niño e La Niña?

El Niño è la fase calda dell'ENSO, con acque anomalousmente calde nel Pacifico centrale e orientale e alisei indeboliti; La Niña è la fase fredda, con acque più fredde al largo del Sud America e alisei più intensi. Gli effetti climatici sono in gran parte opposti nelle stesse regioni.

Perché El Niño danneggia la pesca peruviana?

Durante El Niño gli alisei si indeboliscono e l'upwelling di acque fredde e ricche di nutrienti lungo la costa peruviana si riduce. Con meno nutrienti diminuisce il plancton e calano gli stock di anchoveta, specie alla base della pesca locale.

Ogni quanto si verificano questi eventi e sono prevedibili?

Gli eventi ENSO compaiono in modo irregolare, in media ogni due-sette anni, con fasi neutre tra un evento e l'altro. I modelli climatici riescono spesso a prevedere l'insorgenza alcuni mesi prima, ma eventi forti e transizioni rapide restano difficili da anticipare con precisione.