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Il ciclo dell'acqua, o ciclo idrologico, è il movimento continuo dell'acqua tra oceani, atmosfera, terraferma e organismi. L'energia solare provoca l'evaporazione e la traspirazione, il vapore si condensa in nubi e torna al suolo con le precipitazioni. L'acqua poi defluisce in superficie, si infiltra nel suolo alimentando le falde, e raggiunge nuovamente mari e laghi. È un ciclo chiuso a scala planetaria, ma la distribuzione locale dell'acqua dolce varia molto nello spazio e nel tempo.

Un ciclo chiuso ma non uniforme
A scala planetaria il ciclo dell'acqua è un sistema chiuso: la quantità totale di acqua è praticamente costante da miliardi di anni e non se ne crea di nuova in quantità significative. Tuttavia la distribuzione locale è molto disomogenea. Regioni equatoriali ricevono precipitazioni abbondanti e regolari, mentre le fasce desertiche subtropicali ne ricevono pochissime. Inoltre l'acqua che evapora da un luogo può precipitare molto lontano, perché i venti trasportano il vapore per migliaia di chilometri. Per questo si parla di bilancio idrico regionale: ogni territorio confronta le entrate (precipitazioni) con le uscite (evapotraspirazione e deflusso), e il risultato determina la disponibilità di acqua dolce.

Il ruolo dell'energia solare e del calore latente
Il motore del ciclo è il Sole: l'evaporazione richiede energia, che l'acqua assorbe dall'ambiente circostante. Quando il vapore condensa in quota, questa energia, chiamata calore latente, viene rilasciata nell'atmosfera. Questo trasferimento di calore è uno dei principali meccanismi con cui l'atmosfera ridistribuisce l'energia tra equatore e poli, influenzando la circolazione generale dei venti. Per questo il ciclo dell'acqua non è solo un fenomeno idrologico, ma un pezzo fondamentale della macchina climatica del pianeta. Senza il calore latente, le correnti atmosferiche e la formazione delle nubi seguirebbero dinamiche molto diverse.

Acque superficiali e acque sotterranee
Una parte dell'acqua precipitata scorre in superficie formando ruscelli e fiumi, un'altra si infiltra nel sottosuolo. La proporzione tra i due destini dipende dalla natura del terreno, dalla pendenza, dalla copertura vegetale e dall'intensità della pioggia: su rocce permeabili come calcari e sabbie l'infiltrazione è elevata, mentre su suoli argillosi o urbanizzati prevale il deflusso. Le acque sotterranee si muovono lentamente, talvolta per anni o secoli, e alimentano i corsi d'acqua anche nei periodi secchi. Per questo l'eccessivo prelievo dagli acquiferi può ridurre la portata dei fiumi e provocare l'abbassamento della falda.

Tempi di residenza e sensibilità ambientale
Ogni serbatoio del ciclo ha un tempo di residenza diverso, cioè la permanenza media di una molecola d'acqua: pochi giorni nell'atmosfera, settimane o mesi nei fiumi, migliaia di anni nei ghiacciai e nelle falde profonde. Questa differenza spiega perché l'atmosfera reagisce rapidamente alle variazioni, mentre le riserve sotterranee si ricostituiscono con grande lentezza. L'inquinamento segue la stessa logica: una sostanza rilasciata in un fiume si allontana in tempi relativamente brevi, ma una contaminazione di una falda può persistere a lungo, perché i processi di diluizione e depurazione naturale sono molto più lenti nel sottosuolo.

Domande per ripassare

Qual è la differenza tra evaporazione e traspirazione?

L'evaporazione è il passaggio diretto dall'acqua liquida allo stato di vapore, soprattutto dalle superfici di oceani, laghi e suoli umidi. La traspirazione è il rilascio di vapore acqueo da parte delle piante, attraverso gli stomi delle foglie. Poiché i due processi sono difficili da separare sul terreno, si parla spesso di evapotraspirazione, che li considera insieme nel bilancio idrico di un territorio.

Perché si dice che il ciclo dell'acqua è chiuso, se alcune regioni soffrono la siccità?

Il ciclo è chiuso a scala planetaria: la quantità totale di acqua non diminuisce, perché l'acqua che evapora prima o poi torna a precipitare. La siccità nasce però dalla distribuzione disomogenea nel tempo e nello spazio: una regione può ricevere poca pioggia per mesi, mentre l'acqua evapora altrove. Inoltre il prelievo umano può superare la velocità di ricarica delle falde, creando scarsità locale anche in un sistema globale bilanciato.

Dove si trova la maggior parte dell'acqua dolce del pianeta?

Non nei fiumi e nei laghi, come spesso si pensa. La maggior parte dell'acqua dolce è immagazzinata nei ghiacciai e nelle calotte polari, seguita dalle acque sotterranee delle falde. I fiumi, i laghi e l'atmosfera contengono complessivamente solo una piccola frazione dell'acqua dolce, ma sono proprio le riserve a rinnovamento rapido su cui si basa gran parte dell'approvvigionamento umano.