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diritto romano e cittadinanza mappa concettuale

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Il diritto romano è il sistema giuridico sviluppatosi a Roma dalla Repubblica all'Impero, fondato su istituzioni come le leggi delle XII Tavole, il ius civile e lo ius gentium. La cittadinanza romana, inizialmente riservata agli abitanti della città, si estese gradualmente agli alleati italici e, con l'editto di Caracalla del 212 d.C., a quasi tutti gli abitanti liberi dell'impero, trasformando l'identità giuridica e politica del mondo romano.

Dallo ius civile allo ius gentium
Lo ius civile era il diritto proprio dei cittadini romani e ne definiva privilegi e doveri: chi non possedeva la cittadinanza restava fuori da molte tutele. Con l'espansione di Roma nel Mediterraneo crebbero i contatti tra persone di cittadinanze diverse, e i magistrati, soprattutto il pretore peregrino, applicarono norme comuni e ragionevoli a tutti i popoli: lo ius gentium. Non si trattava di un codice separato, ma di un insieme di principi ritenuti validi per ogni essere umano ragionevole, come la buona fede nei contratti. Questa flessibilità rese il diritto romano adattabile a un impero multietnico e preparò l'unificazione giuridica successiva.

La guerra sociale e le leggi del 90-88 a.C.
Gli alleati italici (socii) fornivano soldati a Roma senza godere dei vantaggi della cittadinanza: niente voto, niente accesso alle magistrature, tutele processuali limitate. Le richieste di cittadinanza furono ripetutamente respinte, finché nel 91 a.C. l'uccisione del tribuno che le sosteneva fece scoppiare la guerra sociale. Dopo duri scontri, le leggi Iulia e Plautia Papiria (90-88 a.C.) concessero la cittadinanza agli alleati che avevano deposto le armi o si erano arresi. Fu un cambiamento enorme: decine di comunità italiche entrarono nel corpo civico, anche se l'effettivo godimento dei diritti, come il voto, restò per un certo tempo disomogeneo.

L'editto di Caracalla e i suoi limiti
Nel 212 d.C. la costituzione detta editto di Caracalla concesse la cittadinanza romana a quasi tutti gli abitanti liberi dell'impero. La misura completò un processo di integrazione durato secoli e semplificò l'amministrazione fiscale e giuridica, dato che i nuovi cittadini erano soggetti a tributi e obblighi prima riservati ai romani. Restarono esclusi, secondo le fonti, alcuni gruppi come i dediticii, cioè popolazioni sottomesse in massa, e gli schiavi, che non erano persone libere. La cittadinanza, da privilegio ristretto, divenne così lo status giuridico comune, indebolendo la distinzione tra romani e provinciali.

La trasmissione del diritto romano
Con l'età imperiale l'attività dei giuristi, come Gaio, Papiniano, Ulpiano e Paolo, e le costituzioni imperiali divennero fonti centrali. Nel VI secolo l'imperatore Giustiniano fece raccogliere e ordinare il materiale giuridico nel Corpus iuris civilis, comprendente codice, digesto, istituzioni e novelle. In Occidente il diritto romano non scomparve del tutto, ma fu la sua riscoperta medievale, a partire dal XI-XII secolo nei centri di studio dell'Europa meridionale, a farne la base della scienza giuridica. Molti concetti, come contratto, proprietà e obbligazione, e gran parte del lessico giuridico europeo derivano da questa tradizione.

Domande per ripassare

Qual era la differenza tra ius civile e ius gentium?

Lo ius civile era il diritto riservato ai cittadini romani e regolava i loro rapporti privati e pubblici. Lo ius gentium era l'insieme di norme che i magistrati applicavano a tutti i popoli, ritenute valide per ogni uomo libero, come le regole sulla buona fede nei contratti. Con l'estensione della cittadinanza le due sfere tendettero a convergere.

Perché scoppiò la guerra sociale nel 91 a.C.?

Gli alleati italici combattevano per Roma ma restavano esclusi dalla cittadinanza e dai suoi vantaggi politici e giuridici. Le proposte di concessione erano state bloccate più volte, e l'uccisione del tribuno che le sosteneva fece esplodere la rivolta. La guerra si concluse con le leggi Iulia e Plautia Papiria, che concessero la cittadinanza agli italici.

Cosa prevedeva l'editto di Caracalla del 212 d.C.?

Concesse la cittadinanza romana a quasi tutti gli abitanti liberi dell'impero, escludendo gli schiavi e alcuni gruppi come i dediticii. La misura unificò lo status giuridico del mondo romano, semplificò l'amministrazione e rese i nuovi cittadini soggetti agli stessi tributi e obblighi dei romani di antica cittadinanza.