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La disoccupazione si verifica quando le persone in cerca di lavoro non trovano un impiego, pur essendo disponibili a lavorare. La mappa esplora le principali tipologie, come quella ciclica, strutturale e frizionale, le cause economiche e istituzionali, i metodi di misurazione del tasso di disoccupazione e le conseguenze sociali ed economiche. Vengono inoltre analizzate le politiche attive e passive del lavoro che i governi adottano per sostenere l'occupazione e favorire il reinserimento dei lavoratori nel mercato.

Come si misura la disoccupazione
Il tasso di disoccupazione si calcola rapportando il numero di disoccupati alle forze di lavoro, cioè alla somma di occupati e disoccupati. Vengono considerati disoccupati coloro che non hanno un impiego, sono disponibili a lavorare e hanno compiuto azioni concrete di ricerca nelle settimane precedenti l'indagine. Questo criterio implica che chi ha smesso di cercare lavoro, gli cosiddetti scoraggiati, non risulta disoccupato ma fuori dalle forze di lavoro. Per questo motivo gli economisti affiancano al tasso ufficiale altri indicatori, come il tasso di attività e la misura della sottoccupazione, per un quadro più completo del mercato del lavoro.

Le differenze tra le tipologie
Le varie forme di disoccupazione hanno origini e rimedi diversi. Quella frizionale è fisiologica: riflette il tempo necessario per abbinare lavoratori e imprese ed esiste anche in economie sane. Quella strutturale nasce quando le competenze offerte non corrispondono a quelle richieste, ad esempio dopo il declino di un intero settore industriale, e richiede riqualificazione. Quella ciclica dipende dalla congiuntura: in recessione le imprese riducono la produzione e licenziano, mentre in espansione riassumono. Distinguere queste forme è essenziale, perché una politica efficace contro la disoccupazione ciclica, come gli stimoli alla domanda, può risultare poco incisiva contro quella strutturale.

La legge di Okun e i costi economici
La legge di Okun, formulata dall'economista Arthur Okun negli anni Sessanta, descrive una relazione empirica tra crescita del PIL e variazione della disoccupazione: quando l'economia cresce sopra il suo potenziale, la disoccupazione tende a diminuire, e viceversa. Si tratta di una regolarità statistica, non di una legge immutabile, e il suo valore numerico varia tra paesi e periodi. I costi della disoccupazione non sono solo individuali: calano i consumi e le entrate fiscali, aumentano le spese sociali e può ridursi il capitale umano, poiché la mancata esperienza lavorativa erode le competenze, con effetti che possono persistere nel tempo.

Le politiche del lavoro a confronto
Le politiche del lavoro si dividono in attive e passive. Le politiche attive agiscono sul funzionamento del mercato: formazione professionale, servizi di collocamento, sussidi all'assunzione e sostegno all'imprenditoria giovanile. Quelle passive proteggono il reddito dei disoccupati tramite ammortizzatori sociali, come in Italia la NASpI, o sussidi minimi. Le due categorie sono complementari: un sistema di soli sussidi rischia di ridurre gli incentivi alla ricerca di lavoro, mentre una formazione senza adeguate tutele del reddito lascia i lavoratori esposti. L'efficacia di ciascuno strumento dipende dal contesto economico e dal tipo di disoccupazione da affrontare.

Domande per ripassare

Perché gli scoraggiati non vengono conteggiati tra i disoccupati?

Perché la definizione statistica di disoccupato richiede tre condizioni: non avere un impiego, essere disponibili a lavorare e aver cercato attivamente lavoro nell'immediato passato. Gli scoraggiati hanno rinunciato alla ricerca, quindi risultano fuori dalle forze di lavoro. Per questo il tasso ufficiale può sottostimare il malessere del mercato del lavoro, e si usano indicatori aggiuntivi come il tasso di attività.

Qual è la differenza tra disoccupazione strutturale e ciclica?

La disoccupazione strutturale deriva da uno squilibrio di fondo tra le competenze offerte dai lavoratori e quelle richieste dalle imprese, oppure da cambiamenti tecnologici o settoriali, e non si risolve con la ripresa economica: servono riqualificazione e mobilità. Quella ciclica invece segue la congiuntura: aumenta nelle recessioni per il calo della domanda aggregata e diminuisce nell'espansione, quindi può essere contrastata con politiche macroeconomiche di stimolo.

Cosa afferma la legge di Okun?

La legge di Okun descrive una relazione empirica tra crescita economica e disoccupazione: quando il PIL cresce più velocemente del suo potenziale, il tasso di disoccupazione tende a scendere, e viceversa. Non è una legge esatta ma una regolarità statistica, i cui parametri variano tra paesi e periodi storici, quindi va interpretata come indicazione di tendenza e non come relazione fissa e universale.