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La monadologia di Leibniz è una metafisica secondo cui la realtà è composta da monadi, sostanze semplici prive di parti e di estensione, ciascuna con una propria percezione. Le monadi non interagiscono tra loro: la loro coerenza è garantita dall'armonia prestabilita stabilita da Dio, che ha scelto di creare il migliore dei mondi possibili. La mappa illustra i concetti centrali, le opere principali e il contesto filosofico di questa teoria.

Cosa sono le monadi
Per Leibniz la realtà non è fatta di materia estesa, come per Descartes, ma di monadi: sostanze semplici, immateriali e indivisibili, che non hanno parti e quindi non possono essere divise né scomposte. Ogni monada è diversa da ogni altra e possiede una percezione, per quanto confusa, insieme a un principio interno di cambiamento chiamato appetizione. Le monadi non hanno finestre: nessuna influenza diretta passa da una all'altra. Anche ciò che chiamiamo materia è, in ultima analisi, un fenomeno fondato su aggregati di monadi. La monadologia nasce così come sistema metafisico razionalista, esposto in forma sintetica nella Monadologia del 1714.

L'armonia prestabilita
Se le monadi non interagiscono, come spiegare l'ordine del mondo e l'accordo tra corpo e mente? Leibniz risponde con l'armonia prestabilita: Dio ha creato ogni monada in modo che i suoi stati interni si sviluppino in accordo con quelli di tutte le altre, come orologi sincronizzati una volta per tutte. Questo risolve il problema dell'interazione corpo-mente lasciato aperto dal dualismo cartesiano, senza ricorrere all'occasionalismo di Malebranche, in cui Dio interviene a ogni occasione. L'armonia prestabilita è quindi una soluzione razionalista: l'ordine è inscritto fin dall'inizio nella natura delle sostanze, non prodotto da scambi causali diretti.

Dio e il migliore dei mondi possibili
Nella Teodicea Leibniz sostiene che Dio, essendo perfetto, ha scelto tra infiniti mondi possibili quello che realizza il massimo di bene complessivo. Il male esiste, ma è spiegato come elemento necessario all'ordine globale: i mali particolari contribuiscono a un bene maggiore che gli esseri finiti non riescono pienamente a comprendere. Questa tesi, nota come ottimismo metafisico, fu oggetto di una celebre satira da parte di Voltaire nel Candido (1759), che ne derise l'apparente compiacenza di fronte alle sofferenze umane. La polemica voltairiana resta un punto di riferimento per discutere i limiti della teodicea leibniziana.

Le opere e la diffusione
Le idee di Leibniz si sviluppano lungo decenni: il Discorso di metafisica (1686) anticipa molti temi, la Teodicea (1710) è l'unica opera maggiore pubblicata in vita, mentre la Monadologia (1714) fu scritta in francese come sintesi destinata a un principe e diffusa dopo la sua morte. I Nuovi saggi sull'intelletto umano, risposta punto per punto a Locke, apparvero solo nel 1765, quando il pensiero di Leibniz era già stato sistemato da Christian Wolff. Grazie a Wolff, la filosofia leibniziana divenne la filosofia scolastica delle università tedesche e influenzò profondamente l'Illuminismo tedesco e il giovane Kant.

Domande per ripassare

Perché si dice che le monadi non hanno finestre?

Perché, secondo Leibniz, le monadi sono sostanze semplici e autonome: nulla entra in loro dall'esterno e nulla ne esce. Non esiste interazione causale diretta tra monadi; la loro concordanza è spiegata dall'armonia prestabilita, fissata da Dio al momento della creazione.

Qual è la differenza tra armonia prestabilita e occasionalismo?

Nell'occasionalismo di Malebranche Dio interviene a ogni occasione per far corrispondere gli eventi del corpo a quelli della mente. Per Leibniz, invece, Dio non interviene continuamente: ha creato le monade in modo che i loro stati interni si accordino spontaneamente, come orologi sincronizzati una volta per tutte.

Perché Voltaire criticò l'ottimismo di Leibniz?

Nel Candido Voltaire satirizzò l'idea che viviamo nel migliore dei mondi possibili, giudicandola inadeguata di fronte al dolore e alle ingiustizie reali, come il terremoto di Lisbona del 1755. La critica non confuta la metafisica leibniziana nei suoi termini, ma ne mette in discussione le conseguenze morali e la plausibilità.