Rivoluzione industriale mappa concettuale
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La Rivoluzione industriale fu il processo di trasformazione economica e sociale iniziato in Gran Bretagna verso la fine del XVIII secolo e diffuso poi in Europa e negli Stati Uniti. Passò da un'economia agricola e artigianale a una basata sulla fabbrica, sulle macchine a vapore e sulla produzione di massa. Comportò urbanizzazione, nascita della classe operaia, mutamenti demografici e nuove disuguaglianze, ponendo le basi del mondo industriale contemporaneo.
Perché la rivoluzione iniziò in Gran Bretagna
La Gran Bretagna riunì una combinazione di fattori raramente presente altrove: giacimenti di carbone e minerale di ferro vicini tra loro, una rete fluviale e portuale efficiente, un mercato interno unificato e una classe di imprenditori disposti a investire. La rivoluzione agricola, con recinzioni dei campi e nuove tecniche di coltivazione, aumentò la produzione alimentare e liberò manodopera dalle campagne. Le colonie fornivano materie prime come il cotone e mercati di sbocco. Infine, la stabilità politica e un sistema giuridico che tutelava la proprietà e i brevetti favorirono l'innovazione tecnica e l'accumulazione di capitale.
Dalla filatura alla ferrovia: il ruolo della tecnologia
Le innovazioni si susseguirono in settori collegati tra loro. Nel tessile, la spinning jenny e il water frame moltiplicarono la produzione di filato, spingendo la domanda di cotone grezzo dalle piantagioni americane. La macchina a vapore di James Watt, brevettata nel 1769 e migliorata negli anni successivi, rese indipendenti dalle fonti idriche le fabbriche e alimentò le pompe delle miniere. La metallurgia con il coke permise di produrre ferro in grandi quantità, indispensabile per macchine e binari. La ferrovia, con la linea Stockton-Darlington del 1825, ridusse i costi di trasporto e integrò i mercati nazionali, accelerando l'intero processo.
Costi sociali e prime riforme
L'industrializzazione migliorò la produttività complessiva, ma i benefici si distribuirono in modo diseguale e con tempi molto diversi. Nelle città industriali gli operai vivevano in quartieri sovraffollati, con giornate lavorative di dodici o più ore e scarsa protezione in caso di malattia o disoccupazione. Il lavoro di donne e bambini era comune nelle fabbriche tessili. Le Factory Acts britanniche, a partire dal 1833, limitarono gradualmente il lavoro minorile e introdussero ispezioni, mentre i sindacati, legalizzati pienamente nel Regno Unito solo negli anni Settanta dell'Ottocento, ottennero progressi salariali attraverso la contrattazione.
Prima e seconda rivoluzione industriale: le differenze
Gli storici distinguono due fasi. La prima, centrata su cotone, ferro e vapore, si sviluppò soprattutto in Gran Bretagna tra il 1760 e il 1840 circa e si basava su singoli imprenditori e fabbriche di dimensioni moderate. La seconda, dalla metà dell'Ottocento, si caratterizzò per acciaio, chimica, elettricità e petrolio, per la guida scientifica della ricerca applicata e per grandi società finanziarie, come le banche tedesche e le corporations americane. La diffusione fu disomogenea: Belgio e Germania si industrializzarono presto, mentre gran parte dell'Europa meridionale e orientale rimase prevalentemente agricola fino al Novecento.
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Domande per ripassare
Quali furono le principali cause della Rivoluzione industriale?
Le cause principali furono la disponibilità di carbone e ferro, la rivoluzione agricola che liberò manodopera e generò surplus, la crescita demografica, il capitale accumulato con il commercio coloniale e un contesto istituzionale favorevole agli investimenti. Nessun fattore da solo fu sufficiente: fu la loro combinazione, presente in modo particolare in Gran Bretagna, a innescare il processo.
Che ruolo ebbe la macchina a vapore di James Watt?
Il modello perfezionato da Watt, brevettato nel 1769 con il separatore di vapore e successivamente adattato al movimento rotatorio, rese l'energia disponibile ovunque, senza dipendere dai corsi d'acqua. Ciò permise di costruire fabbriche nelle città, di drenare le miniere più in profondità e, più tardi, di alimentare locomotive e navi, diventando il simbolo tecnico dell'intera rivoluzione industriale.
Come cambiarono le condizioni di vita degli operai durante l'industrializzazione?
Nel breve periodo le condizioni furono spesso dure: orari lunghi, ambienti insalubri, alloggi sovraffollati ed epidemie nelle città in rapida crescita. Con il tempo, sindacati, leggi sulle fabbriche e la crescita economica portarono a riduzioni dell'orario, limiti al lavoro minorile e migliori standard igienici. Il miglioramento fu però graduale e disomogeneo, variando molto tra paesi e settori produttivi.