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Sei personaggi in cerca d'autore, dramma di Luigi Pirandello andato in scena a Roma nel 1921, è la manifestazione più celebre della sua poetica del teatro nel teatro. Sei personaggi abbandonati dal loro autore irrompono durante le prove di una compagnia chiedendo di dare vita alla loro storia, innescando un conflitto tra realtà e finzione, identità fissa e molteplice, e una riflessione sul potere creativo dell'artista.
Il meccanismo del teatro nel teatro
L'opera si apre con le prove di una compagnia diretta dal Regista, che sta preparando Il giuoco delle parti di Pirandello stesso. L'interruzione dei Sei Personaggi trasforma la scena in un laboratorio: i personaggi raccontano la loro vicenda e chiedono che venga recitata, ma ogni tentativo degli attori fallisce perché la loro interpretazione non coincide con la realtà vissuta dai personaggi. Questo dispositivo rovescia la gerarchia tradizionale: chi dovrebbe essere finzione appare più vero di chi è reale, e il palcoscenico diventa il luogo in cui si discute come si crea un'opera teatrale.
La vicenda dei personaggi
La storia che i Sei portano in scena è drammatica: il Padre ha mandato via la Madre con il Segretario, con cui lei ha costruito una nuova famiglia; la Figliastra, rimasta con il Padre, lavora nell'atelier di Madama Pace e lì incontra proprio il Padre. La scena più discussa è quella finale, quando la Bambina annega nella fontana e il Bambino si uccide con la rivoltella: il Regista dubita che l'evento sia realmente accaduto o solo recitato, lasciando aperto il confine tra realtà e rappresentazione.
Vita, forma e maschera
Al centro del dramma c'è la contrapposizione tra la Vita, flusso continuo e mutevole, e la Forma, che la fissa in un'identità definita. I personaggi, una volta creati dall'autore, restano per sempre ciò che sono: il Padre lo spiega al Regista sostenendo che la loro realtà è immutabile, mentre gli uomini viventi cambiano ogni giorno. Il concetto di maschera, sviluppato da Pirandello in opere come Enrico IV e nel saggio L'umorismo del 1908, qui si rovescia: la maschera dei personaggi è più autentica del volto incerto degli esseri umani.
Ricezione e influenza sul teatro moderno
La prima del 1921 al Teatro Valle di Roma fu accolta da contestazioni e grida di manicomio da parte del pubblico, abituato a una drammaturgia tradizionale. In seguito l'opera ottenne riconoscimenti internazionali e divenne un punto di riferimento per il teatro europeo del Novecento, influenzando autori come Beckett e Ionesco e l'intera riflessione sul teatro dell'assurdo. Oggi è studiata nelle scuole italiane come testo fondativo della modernità teatrale, insieme a Così è (se vi pare) e alla Trilogia del teatro nel teatro.
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Domande per ripassare
Perché i Sei Personaggi interrompono le prove della compagnia?
Perché il loro autore li ha creati ma ha rifiutato di dare forma alla loro storia, lasciandoli vivi ma incompiuti. Cercano quindi un nuovo autore tra gli uomini e chiedono al Regista di rappresentare la loro vicenda, convinti che solo la scena possa dare loro piena esistenza.
Che ruolo ha la scena finale con la Bambina e il Bambino?
Chiude il dramma con un episodio che il Regista non riesce a distinguere dalla finzione: la Bambina annega nella fontana e il Bambino si uccide, ma nessuno sa dire se sia accaduto davvero o sia parte della recitazione. È il momento in cui il confine tra realtà e rappresentazione si dissolve del tutto.
In che senso i personaggi sono più reali degli attori?
Per Pirandello i personaggi, una volta creati, possiedono un'identità fissa e immutabile, mentre gli esseri umani vivono in continuo mutamento e indossano maschere diverse a seconda delle circostanze. Gli attori, interpretando i personaggi, offrono solo un'approssimazione artificiosa di quella realtà più coerente, e questo rovescia la gerarchia tra chi è vivo e chi è finzione.