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teoria dell'identità sociale mappa concettuale

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La teoria dell'identità sociale, sviluppata da Henri Tajfel e John Turner negli anni Settanta, spiega come gli individui definiscono parte del proprio concetto di sé attraverso l'appartenenza a gruppi sociali. La mappa illustra i processi di categorizzazione, identificazione e confronto sociale, il favoritismo verso il proprio gruppo e le dinamiche di discriminazione, con esempi come l'esperimento dei gruppi minimi di Tajfel.

Dalla categorizzazione al conflitto
La teoria descrive una sequenza di processi cognitivi: prima la categorizzazione, che divide il mondo sociale in categorie come italiani e stranieri o tifosi di squadre rivali; poi l'identificazione, per cui l'individuo interiorizza l'appartenenza al gruppo; infine il confronto sociale, che porta a valutare il proprio gruppo in modo favorevole rispetto agli altri. Questo meccanismo spiega perché anche differenze minime, come la preferenza per un pittore nell'esperimento di Tajfel, possano produrre discriminazione. Il favoritismo verso l'endogruppo non implica necessariamente ostilità aperta verso l'esogruppo: spesso si manifesta come attribuzione di risorse o giudizi più positivi al proprio gruppo.

L'esperimento dei gruppi minimi
Negli anni Settanta Tajfel condusse esperimenti con i cosiddetti gruppi minimi: partecipanti suddivisi in gruppi arbitrari, ad esempio in base a preferenze estetiche o semplicemente al caso. Non c'era storia condivisa, contatto o interesse personale, eppure molti partecipanti assegnavano risorse in modo da favorire il proprio gruppo, a volte scegliendo la massima differenza tra i gruppi invece del massimo guadagno totale. Questi risultati suggerirono che la semplice categorizzazione basti a produrre favoritismo endogruppo, senza bisogno di conflitti di interesse reali. L'esperimento resta un punto di riferimento, anche se le repliche mostrano effetti di intensità variabile.

Strategie di miglioramento dell'identità
Turner e Tajfel distinsero le strategie con cui gli individui cercano un'identità sociale positiva. La mobilità sociale è individuale: chi può lasciare un gruppo a basso status cerca di entrarne in uno più prestigioso, ed è probabile quando i confini sono percepiti come permeabili. La creatività sociale è collettiva: il gruppo ridefinisce le dimensioni di confronto, confronta se stesso con gruppi diversi o rivaluta valori precedentemente sminuiti. Quando i confini sono rigidi e lo status è stabile e illegittimo, la strategia più probabile è la competizione intergruppi, che può sfociare in conflitto aperto o in movimenti di cambiamento sociale.

Applicazioni e critiche
La teoria è applicata allo studio del pregiudizio, della discriminazione sul lavoro, delle dinamiche di classe e dei conflitti tra gruppi nazionali o culturali. In ambito educativo, l'ipotesi dei contatti e la creazione di identità sovraordinate, come un'identità comune alla classe, sono usate per ridurre le divisioni tra gruppi. Tra le critiche: la teoria spiega bene il favoritismo, ma non sempre la vera ostilità verso l'esogruppo; tende a trascurare le differenze individuali, il ruolo delle personalità e i fattori storici ed economici concreti. Inoltre, l'intensità dell'identificazione varia molto tra individui e contesti, quindi le previsioni vanno usate con cautela.

Domande per ripassare

Chi ha sviluppato la teoria dell'identità sociale e quando?

La teoria fu sviluppata da Henri Tajfel e John Turner negli anni Settanta, principalmente durante la collaborazione di Tajfel all'Università di Bristol, come risposta alle teorie che spiegavano i conflitti intergruppi solo con interessi materiali contrastanti.

Cosa dimostra l'esperimento dei gruppi minimi?

Dimostra che la semplice divisione in gruppi arbitrari, senza storia condivisa né interessi in gioco, può bastare a produrre favoritismo verso il proprio gruppo: molti partecipanti assegnavano risorse privilegiando la differenza tra i gruppi rispetto al guadagno complessivo.

Qual è la differenza tra mobilità sociale e creatività sociale?

La mobilità sociale è una strategia individuale: la persona lascia il gruppo a basso status per entrarne in uno più prestigioso quando i confini sono permeabili. La creatività sociale è collettiva: il gruppo ridefinisce le dimensioni di confronto o rivaluta i propri valori per ottenere un'identità positiva senza abbandonare il gruppo.