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I trasformatori sono dispositivi elettromagnetici che trasferiscono energia elettrica tra due circuiti accoppiati, variando la tensione in corrente alternata grazie all'induzione elettromagnetica. Questa risorsa spiega il principio di funzionamento, i componenti principali, le tipologie più comuni, le cause delle perdite di energia e il ruolo dei trasformatori nella rete di distribuzione, con esempi concreti utili per lo studio della fisica.
Perché i trasformatori funzionano solo in corrente alternata
Un trasformatore si basa su un flusso magnetico variabile che attraversa il secondario: secondo la legge di Faraday-Neumann-Lenz, una tensione viene indotta solo quando il flusso cambia nel tempo. Con la corrente continua il flusso nel nucleo è costante dopo il transitorio iniziale, quindi nel secondario non circola alcuna tensione indotta, salvo brevi impulsi all'apertura o alla chiusura del circuito primario. Per questo motivo i trasformatori sono elementi caratteristici dei sistemi in corrente alternata, come la rete domestica europea a 230 volt e 50 hertz, dove la tensione oscilla continuamente e mantiene attivo l'accoppiamento magnetico tra gli avvolgimenti.
Il rapporto di trasformazione e la potenza
Il rapporto di trasformazione m è definito come il rapporto tra il numero di spire del secondario e quello del primario. In condizioni ideali, la tensione secondaria è pari alla tensione primaria moltiplicata per m: aumentando le spire si eleva la tensione, riducendole si abbassa. La potenza trasferita, invece, rimane invariata nel caso ideale, quindi se la tensione aumenta la corrente diminuisce nella stessa proporzione. Nella realtà esistono perdite per riscaldamento e magnetizzazione, ma il rendimento dei trasformatori di potenza è così alto che il modello ideale resta un ottimo punto di partenza per i calcoli scolastici.
Perdite di energia e soluzioni tecniche
Le perdite nei trasformatori si dividono principalmente in perdite nel rame e perdite nel ferro. Le prime derivano dalla resistenza degli avvolgimenti e seguono l'effetto Joule; le seconde includono l'isteresi magnetica del nucleo e le correnti parassite indotte nel materiale. Per ridurre queste ultime il nucleo è costruito con lamiere sottili isolate tra loro, che interrompono i percorsi delle correnti indotte. L'uso di materiali ferromagnetici con cicli di isteresi stretti limita inoltre le perdite per magnetizzazione ripetuta. Grazie a queste soluzioni, i trasformatori di potenza raggiungono rendimenti molto elevati, superiori al 95 per cento nelle macchine moderne di grandi dimensioni.
Il ruolo nella rete di trasporto dell'energia
I trasformatori rendono possibile il trasporto efficiente dell'energia elettrica su lunghe distanze. In centrale la tensione viene elevata a valori molto alti: a parità di potenza trasportata, una tensione più alta implica una corrente più bassa, e le perdite per effetto Joule sui cavi dipendono dal quadrato della corrente, quindi si riducono drasticamente. Vicino agli utenti, i trasformatori nei cabinati abbassano progressivamente la tensione a livelli sicuri per l'uso domestico e industriale. Questo schema, adottato fin dai primi sistemi di distribuzione in corrente alternata, spiega perché la rete elettrica europea si basa proprio sull'alternanza di elevazione e riduzione della tensione.
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Domande per ripassare
Cosa succede se si collega un trasformatore a corrente continua?
Con corrente continua il flusso magnetico nel nucleo è costante, quindi nel secondario non viene indotta alcuna tensione durante il regime permanente. Si osservano solo brevi impulsi all'atto della connessione e della disconnessione, quando il flusso varia. Inoltre il primario, privo della reazione induttiva dovuta alla variazione di flusso, può assorbire una corrente eccessiva e surriscaldarsi.
Perché si eleva la tensione prima di trasportare l'energia su lunghe distanze?
Perché a parità di potenza, che è il prodotto di tensione e corrente, una tensione più elevata significa una corrente più bassa. Le perdite per effetto Joule sui cavi sono proporzionali al quadrato della corrente, quindi aumentare la tensione riduce fortemente l'energia dispersa come calore lungo la linea. I trasformatori rendono possibile questa elevazione e il successivo abbassamento vicino agli utenti.
Come si calcola la tensione secondaria di un trasformatore ideale?
Si moltiplica la tensione primaria per il rapporto di trasformazione m, cioè il rapporto tra il numero di spire del secondario e quello del primario. Ad esempio, con 100 spire al primario e 500 al secondario, m vale 5: applicando 230 volt al primario si ottengono idealmente 1150 volt al secondario, trascurando le perdite reali.