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Il monopolio è una struttura di mercato in cui un'unica impresa offre un bene senza sostituti stretti, grazie a barriere all'entrata come brevetti, licenze, economie di scala o controllo delle risorse. La mappa illustra come il monopolista fissa prezzo e quantità, perché produce un costo in termini di benessere sociale, e come gli Stati intervengono con regolazione e antitrust. Include esempi come i monopoli naturali e i brevetti farmaceutici.
Perché il monopolista fissa un prezzo più alto
In concorrenza perfetta l'impresa è price taker: vende al prezzo di mercato e la sua curva di ricavo marginale coincide con il prezzo. Il monopolista invece affronta l'intera curva di domanda di mercato: per vendere un'unità in più deve abbassare il prezzo, e questo ricavo marginale è inferiore al prezzo. Uguagliando ricavo marginale e costo marginale ottiene la quantità ottima, poi legge il prezzo sulla curva di domanda. Risultato: prezzo superiore al costo marginale e quantità inferiore rispetto alla soluzione efficiente, con una perdita secca per la società.
Monopolio naturale e regolazione
Un monopolio naturale si verifica quando i costi fissi sono così elevati che servire l'intero mercato con un'unica impresa è più efficiente: è il caso tipico delle reti di distribuzione di acqua, gas ed elettricità. Duplicare le reti sarebbe uno spreco, ma lasciare l'impresa senza vincoli le permetterebbe di applicare prezzi elevati. Per questo gli Stati regolano questi settori con autorità indipendenti che fissano tariffe massime o vincoli di servizio, come avviene in Italia con le autorità di settore e in tutta l'Unione europea con regole comuni sui mercati energetici.
Brevetti: un monopolio temporaneo e voluto
Non tutti i monopoli sono considerati dannosi: i brevetti concedono a un inventore un diritto esclusivo temporaneo, per esempio nel settore farmaceutico. La logica è dinamica: senza protezione, un'impresa che investe miliardi in ricerca vedrebbe i concorrenti copiare subito il farmaco, riducendo l'incentivo a innovare. Il monopolio temporaneo consente di recuperare gli investimenti, ma alza i prezzi nel breve periodo. Alla scadenza del brevetto entrano i farmaci generici e il prezzo tende a scendere. È un compromesso tra efficienza statica e incentivi all'innovazione, discusso ancora oggi.
Monopolio, oligopolio e concorrenza imperfetta
Il monopolio è un caso limite: un solo venditore. Nella realtà i mercati si collocano spesso tra i casi estremi. L'oligopolio presenta poche imprese grandi che tengono conto delle reazioni delle rivali, come nel settore automobilistico o della telefonia. La concorrenza monopolistica comprende molte imprese con prodotti differenziati, come ristoranti o abbigliamento. La distinzione conta perché il potere di mercato esiste in gradi diversi: le autorità antitrust, come l'AGCM in Italia, valutano caso per caso quote di mercato, barriere all'entrata e comportamenti, senza applicare automaticamente la teoria del monopolio puro.
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Domande per ripassare
Perché il ricavo marginale del monopolista è inferiore al prezzo?
Per vendere un'unità in più il monopolista deve abbassare il prezzo su tutte le unità vendute, non solo sull'ultima. Il ricavo aggiuntivo è quindi il nuovo prezzo meno la perdita sulle unità precedenti, e risulta inferiore al prezzo.
Che cos'è la perdita secca del monopolio?
È la parte di surplus totale (consumatori più produttori) che scompare perché il monopolista produce una quantità inferiore a quella efficiente, dove il prezzo eguaglia il costo marginale. Sono scambi che non avvengono pur essendo vantaggiosi per entrambe le parti.
Perché i brevetti creano un monopolio e perché si accetta?
Il brevetto dà un diritto esclusivo temporaneo sullo sfruttamento di un'invenzione, creando una barriera legale all'entrata. Si accetta perché protegge gli investimenti in ricerca e stimola l'innovazione, anche se nel breve periodo i prezzi restano alti fino all'ingresso dei generici.