resistenza interna e forza elettromotrice mappa concettuale
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La forza elettromotrice (f.e.m.) è l'energia fornita da un generatore per unità di carica, mentre la resistenza interna modella le perdite che avvengono all'interno del generatore stesso. La tensione ai capi del generatore è quindi inferiore alla f.e.m. quando circola corrente. La mappa collega queste grandezze alla legge di Ohm per circuiti completi, al rendimento del generatore e alle differenze tra generatore ideale e reale.
F.e.m. e d.d.p.: una distinzione necessaria
La forza elettromotrice non è una forza e il nome è fuorviante: è una differenza di potenziale ideale, cioè il lavoro compiuto dal generatore su ogni unità di carica che lo attraversa. La tensione misurata ai capi del generatore, invece, è la d.d.p. effettivamente disponibile per il circuito esterno. Quando circola corrente, parte dell'energia viene dissipata dalla resistenza interna, quindi la tensione ai capi risulta minore della f.e.m. della quantità rI. Solo a circuito aperto, quando la corrente è nulla, voltmetro e f.e.m. coincidono: per questo la f.e.m. si stima misurando la tensione senza carico collegato.
Il modello del generatore reale
Un generatore reale si rappresenta come un generatore ideale di f.e.m. E in serie con una resistenza interna r. Applicando la conservazione dell'energia a un circuito con un carico R si ottiene la relazione E = I(R + r), da cui la corrente I = E / (R + r). La potenza erogata si divide tra la parte utile dissipata su R e la parte persa su r. Questo modello è approssimato: la resistenza interna di una batteria può variare con la temperatura, lo stato di carica e l'età, e per correnti molto elevate il comportamento lineare non resta valido.
Rendimento e massima potenza
Il rendimento del generatore, definito come potenza utile su potenza totale, vale R / (R + r) e tende a 1 quando il carico è molto maggiore della resistenza interna. Esiste però un risultato noto: la potenza trasferita al carico è massima quando R = r, condizione in cui il rendimento è solo del 50 percento. Questo compromesso tra potenza massima ed efficienza è importante in elettronica, dove si cerca l'adattamento di impedenza, mentre nelle reti di distribuzione elettrica si preferisce un rendimento elevato, mantenendo la resistenza di carico ben superiore a quella interna.
Come si misura la resistenza interna
Un metodo pratico richiede due misure: la tensione a circuito aperto, che approssima la f.e.m. E, e la tensione V sotto un carico noto che fa circolare una corrente I. La differenza E - V è la caduta interna rI, quindi r = (E - V) / I. Le misure vanno fatte rapidamente e con correnti moderate, perché il passaggio di corrente riscalda il generatore e ne altera i parametri. In alternativa si può tracciare la caratteristica V = E - rI al variare del carico: la retta ha intercetto E e pendenza -r, un grafico molto usato nelle esperienze di laboratorio.
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Domande per ripassare
Perché la tensione ai capi di una batteria cala quando si collega un carico?
Perché la corrente che circola produce una caduta di potenziale rI sulla resistenza interna. La tensione utile vale V = E - rI: più corrente si assorbe, maggiore è la perdita interna e più la tensione si allontana dalla f.e.m.
Quando la potenza trasferita al carico esterno è massima?
Quando la resistenza del carico R eguaglia la resistenza interna r del generatore. In quella condizione, però, metà della potenza viene dissipata internamente, quindi il rendimento è solo del 50 percento.
Come si può stimare la f.e.m. di un generatore in pratica?
Misurando la tensione ai capi con un voltmetro a circuito aperto, cioè senza carico collegato. Poiché la corrente è quasi nulla, la caduta interna rI è trascurabile e la lettura approssima bene la f.e.m.