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Arthur Schopenhauer (1788-1860) è il filosofo tedesco che ha costruito un sistema idealistico di ispirazione kantiana, ma con un esito radicalmente diverso da Hegel. Nella sua opera principale, Il mondo come volontà e rappresentazione (1819), sostiene che il fondamento della realtà sia una Volontà cieca e insaziabile, fonte di sofferenza. Da questa premessa deriva il suo pessimismo, la riflessione sull'arte come temporanea liberazione e l'apertura alla filosofia indiana.
La svolta rispetto a Kant
Schopenhauer accetta l'impianto kantiano: conosciamo il mondo come fenomeno, filtrato da spazio, tempo e causalità. Ma rovescia la conclusione. Dove Kant lasciava la cosa in sé come limite inconoscibile, Schopenhauer la identifica con la Volontà, accessibile in modo immediato attraverso il nostro stesso corpo, vissuto dall'interno come volere. La ragione, inoltre, perde il ruolo centrale che aveva in Kant: diventa una facoltà superficiale al servizio di impulsi profondi. Questo rovesciamento spiega perché Schopenhauer, pur partendo da Kant, giunga a conclusioni irrazionalistiche che anticipano temi di Nietzsche e Freud.
Il pessimismo e la meccanica del desiderio
Il pessimismo di Schopenhauer non è un tratto psicologico, ma una conseguenza logica del suo sistema. La Volontà non ha scopo né fine: quando un desiderio viene soddisfatto, la soddisfazione dura poco e subito nasce un nuovo bisogno, oppure la noia. La vita oscilla quindi tra dolore e noia, senza una meta. Schopenhauer non propone però la semplice rinuncia: indica una scala di liberazioni, dalla contemplazione estetica, che sospende temporaneamente il volere, fino alla negazione ascetica della Volontà stessa, ispirata anche alle tradizioni indiane da lui studiate.
Cronologia e riconoscimento tardivo
Il percorso di Schopenhauer è segnato da un successo ritardato. Il mondo come volontà e rappresentazione esce nel 1818-1819 quasi ignorato; la seconda edizione ampliata appare nel 1844, ancora senza grande eco. Il tentativo di concorrere con Hegel a Berlino si conclude con un fallimento pratico. Solo con Parerga e Paralipomena del 1851, raccolta di saggi dal taglio divulgativo, arriva la fama: negli ultimi anni di vita Schopenhauer diventa un filosofo letto e discusso, e la sua opera influenza il clima culturale che prepara Nietzsche, Wagner e la psicologia del Novecento.
Arte, musica e compassione
Nell'estetica di Schopenhauer l'arte occupa un posto privilegiato: contemplando un'opera, il soggetto si trasforma in puro specchio dell'oggetto e si libera per un momento dal volere. Tra le arti la musica ha uno statuto unico: mentre le altre arti rappresentano le Idee, la musica esprime direttamente la Volontà stessa, tesi che influenzò profondamente Wagner. Sul piano etico, il fondamento della moralità non è la ragione ma la compassione, la capacità di sentire il dolore altrui come proprio: una posizione che Schopenhauer espone in Sulla fondazione della morale (1840).
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Domande per ripassare
Che rapporto c'è tra la Volontà di Schopenhauer e la cosa in sé di Kant?
Schopenhauer riprende la distinzione kantiana tra fenomeno e cosa in sé, ma identifica la cosa in sé con la Volontà. La conosce per via immediata attraverso il proprio corpo, vissuto dall'interno come volere, mentre ogni altro fenomeno resta rappresentazione.
Perché si parla di pessimismo in Schopenhauer?
Perché dalla Volontà cieca e insaziabile deriva un'esistenza fatta di desiderio, frustrazione e noia: la vita oscilla tra dolore e noia e non ha uno scopo. Il pessimismo è quindi una conseguenza del sistema, non un semplice umore, e apre alla via della liberazione estetica e ascetica.
Che ruolo ha la musica nella filosofia dell'arte di Schopenhauer?
La musica occupa un posto unico: mentre le altre arti rappresentano le Idee, cioè copie della Volontà, la musica esprime direttamente la Volontà stessa. Per questo Schopenhauer la considera l'arte più profonda, e questa tesi influenzò fortemente Wagner.