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L'esistenzialismo è un corrente filosofica che pone al centro l'esistenza concreta dell'individuo, la libertà, la responsabilità e la ricerca di senso in un mondo privo di significato dato. Nato nell'Ottocento con Kierkegaard e Nietzsche e sviluppatosi nel Novecento soprattutto in Francia, influenzò anche la letteratura, il teatro e la psicologia. Questa mappa ne organizza i temi, gli autori e i concetti fondamentali per lo studio.
Che cosa significa esistenzialismo
Il termine esistenzialismo indica un insieme di pensatori accomunati dall'attenzione per l'esistenza concreta dell'individuo più che per sistemi astratti. Il punto di riferimento è la celebre formula di Sartre secondo cui l'esistenza precede l'essenza: l'essere umano non nasce con una natura definita, ma si costruisce attraverso le proprie scelte. Da qui derivano temi come la libertà radicale, la responsabilità e l'angoscia di decidere senza garanzie esterne. Non esiste però una dottrina unica: gli autori esistenzialisti differiscono profondamente, ad esempio sulla religione, come mostra il confronto tra Kierkegaard, credente, e Sartre, ateo.
Dai precursori all'esistenzialismo francese
Le radici dell'esistenzialismo si collocano nell'Ottocento: Kierkegaard critica l'idealismo hegeliano a favore del singolo esistente, mentre Nietzsche annuncia la crisi dei valori tradizionali. Nel Novecento Heidegger elabora in Essere e tempo un'analisi dell'esistenza umana come Dasein, pur rifiutando in seguito l'etichetta esistenzialista. Il vero trionfo della corrente avviene nella Francia del secondo dopoguerra, con Sartre, Camus e Beauvoir, in un clima segnato dalla guerra, dalla Resistenza e dal bisogno di ripensare l'impegno morale e politico dell'individuo.
Sartre e Camus: due strade diverse
Sartre e Camus rappresentano due interpretazioni diverse dell'esistenzialismo. Per Sartre la libertà è totale: anche non scegliere è una scelta, e l'uomo è condannato a essere libero, quindi pienamente responsabile di ciò che fa. Camus parte invece dall'assurdo, cioè dal conflitto tra il bisogno umano di senso e il silenzio del mondo: la risposta non è la fede né il nichilismo, ma la rivolta lucida e la vita vissuta nonostante l'assenza di significato. I due si separarono anche politicamente, soprattutto per il giudizio divergente sulla violenza rivoluzionaria.
Oltre la filosofia: letteratura e critica
L'esistenzialismo non rimase confinato alla filosofia accademica: attraversò il romanzo, il teatro e il cinema. Opere come La nausea di Sartre e Lo straniero di Camus esprimono in forma narrativa l'esperienza dell'assurdo, mentre il teatro dell'assurdo di Beckett e Ionesco mette in scena l'inutilità dell'azione e del linguaggio. Sul piano critico, i marxisti reprovarono l'eccessivo individualismo, i cattolici l'ateismo di Sartre, e lo stesso Heidegger respinse la lettura esistenzialista del suo pensiero, segno dei limiti di un'etichetta così ampia.
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Domande per ripassare
Che cosa significa che l'esistenza precede l'essenza?
Secondo Sartre l'essere umano, a differenza di un oggetto prodotto secondo un modello, non possiede una natura o uno scopo prestabiliti. Nasce prima senza definizione e diventa qualcosa solo attraverso le proprie scelte e azioni: l'essenza, cioè ciò che una persona è, si costruisce dopo e mediante l'esistenza. Da qui derivano libertà radicale e responsabilità totale.
Qual è la differenza tra esistenzialismo e nichilismo?
Il nichilismo afferma che i valori e il senso non hanno fondamento oggettivo. L'esistenzialismo parte spesso dalla stessa constatazione, ma non si ferma qui: per Sartre l'assenza di essenza apre la libertà creatrice, per Camus l'assurdo chiama alla rivolta e alla vita piena, per Kierkegaard conduce alla fede. L'esistenzialismo è quindi una risposta al problema del senso, non la sua negazione definitiva.
Heidegger era un esistenzialista?
È una questione controversa. Heidegger esercitò un'influenza decisiva su Sartre, che riprese temi come l'angoscia e la finitezza, ma egli stesso rifiutò esplicitamente l'etichetta esistenzialista, sostenendo che la sua analisi del Dasein in Essere e tempo non era una filosofia dell'esistenza umana intesa alla maniera sartriana. Per questo molti studiosi lo considerano un precursore o un interlocutore più che un esistenzialista.