etica delle virtù mappa concettuale
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L'etica delle virtù è un approccio alla filosofia morale che sposta l'attenzione dalle regole e dalle conseguenze al carattere della persona. La domanda centrale non è che cosa devo fare, ma che tipo di persona devo diventare. Le sue radici risalgono a Platone e ad Aristotele, con il concetto di giusto mezzo e l'importanza delle abitudini. Ripresa nel Novecento da autori come Elizabeth Anscombe e Alasdair MacIntyre, offre strumenti per pensare alla vita buona e alla formazione del carattere.
Che cosa distingue l'etica delle virtù
Le grandi teorie morali moderne rispondono alla domanda su che cosa rende giusta un'azione: la deontologia cerca principi e doveri universali, il conseguenzialismo valuta gli esiti. L'etica delle virtù rovescia la prospettiva e parte dal carattere dell'agente. Un'azione è buona se è quella che farebbe una persona virtuosa, cioè qualcuno che ha sviluppato disposizioni stabili verso il bene. Questo approccio non ignora le regole, ma le considera derivate dal giudizio delle persone sagge. Per questo l'etica delle virtù attribuisce grande importanza alla saggezza pratica, che permette di adattare i principi generali alle circostanze concrete di ogni situazione.
Il giusto mezzo in Aristotele
Nell'Etica Nicomachea Aristotele definisce ogni virtù come un punto intermedio tra due vizi opposti, uno per eccesso e uno per difetto. Il coraggio, ad esempio, si trova tra la codardia e la temerarietà; la generosità tra l'avarizia e la prodigalità. Il giusto mezzo non è però una media matematica: dipende dalla persona e dalla situazione, e va individuato con la ragione pratica. Alcune azioni, come l'ingiustizia o l'omicidio, non ammettono un giusto mezzo perché sono malvagie in sé. Il mezzo riguarda soprattutto le emozioni e le azioni che possono essere compiute in misura maggiore o minore.
La formazione delle virtù
Per Aristotele le virtù non sono innate: si acquisiscono ripetendo azioni virtuose, così come si impara a suonare esercitandosi. All'inizio le azioni buone possono sembrare faticose, ma con l'abitudine diventano spontanee e piacenti. Contano anche l'educazione ricevuta, gli esempi dei genitori e la qualità della comunità in cui si vive, perché l'ambiente modella i desideri fin dall'infanzia. Una persona virtuosa non solo compie azioni giuste, ma le compie sapendo, scegliendo deliberatamente e con un carattere stabile. Chi agisce bene solo per paura o per calcolo non è ancora virtuoso, ma è sulla strada della formazione morale.
La rinascita contemporanea
Per gran parte dell'età moderna l'etica delle virtù fu messa in ombra dalle teorie della regola e del dovere. Nel Novecento il saggio Modern Moral Philosophy di Elizabeth Anscombe, pubblicato nel 1958, criticò le etiche morali moderne per aver conservato il linguaggio del dovere senza più un fondamento condiviso, e propose di tornare alle virtù. Negli anni Ottanta Alasdair MacIntyre, in Dopo la virtù, riprese la tradizione aristotelica sostenendo che il carattere si forma dentro pratiche e comunità. Da allora l'etica delle virtù è una corrente riconosciuta, in dialogo con la psicologia morale e con le scienze del comportamento.
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Domande per ripassare
Qual è la differenza tra etica delle virtù e deontologia?
La deontologia chiede se un'azione è conforme a un dovere o a una regola universale, mentre l'etica delle virtù chiede che tipo di persona si sta diventando. Per la deontologia il punto di partenza sono i principi; per l'etica delle virtù è il carattere, formato da abitudini e dalla saggezza pratica. Le due prospettive possono arrivare a conclusioni simili, ma valutano l'azione da angoli diversi.
Che cosa significa giusto mezzo per Aristotele?
Il giusto mezzo è il punto di equilibrio tra due vizi opposti, uno per eccesso e uno per difetto: il coraggio sta tra codardia e temerarietà. Non è una media aritmetica uguale per tutti, ma dipende dalla situazione e va individuato con la ragione pratica. Alcune azioni gravemente malvagie, come l'ingiustizia, non ammettono alcun giusto mezzo.
Perché l'etica delle virtù è tornata attuale nel Novecento?
Autrici e autori come Elizabeth Anscombe e Alasdair MacIntyre hanno criticato le etiche moderne del dovere e delle conseguenze, giudicate troppo astratte e formaliste. Anscombe, nel 1958, propose di ripensare la morale partendo dalle virtù; MacIntyre, nel 1981, difese una visione del carattere radicata nelle comunità e nelle pratiche. Da allora l'etica delle virtù è una delle grandi correnti della filosofia morale contemporanea.