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L'etica deontologica è la famiglia di teorie morali secondo cui la correttezza di un'azione dipende dalla sua conformità a doveri o principi, non dalle conseguenze. In contrapposizione al consequenzialismo, valuta le azioni in sé: mentire è sbagliato in quanto tale, indipendentemente dagli esiti. Il riferimento classico è l'etica del dovere di Immanuel Kant, con l'imperativo categorico, ma esistono anche versioni basate su diritti, contratti sociali e pluralità di doveri, come quella di W.D. Ross.
Deontologia e consequenzialismo a confronto
Le due grandi famiglie normative divergono sul criterio di valutazione: per il consequenzialismo conta solo il bilancio degli esiti, per la deontologia contano anche la natura dell'azione e le intenzioni. Esempio classico: mentire per salvare qualcuno. L'utilitarista può giustificarlo se le conseguenze sono migliori; il kantiano rigoroso lo vieta in quanto menzogna. La distinzione non è però netta: esistono consequenzialismi sofisticati e deontologie che attribuiscono peso alle conseguenze, come la soglia dei vincoli, secondo cui è lecito violare una norma per evitare un danno molto grave a più persone.
Le formule dell'imperativo categorico
Nella Fondazione della metafisica dei costumi del 1785 e nella Critica della ragion pratica del 1788, Kant articola la legge morale in formule complementari. La formula della legge universale chiede di agire solo secondo massime che si possano volere come leggi universali: se mentisse tutti, la promessa stessa perderebbe senso. La formula dell'umanità vieta di trattare le persone come semplici mezzi. Le formule non sono regole separate ma prospettive sulla stessa legge, che la ragione si dà autonomamente, senza dipendere da desideri o sanzioni esterne.
Il rigorismo kantiano e la bugia benevola
Il caso più discusso è quello della bugia: in un saggio del 1797 Kant sostiene che anche di fronte a un assassino che chiede dove si nasconde un amico, non è lecito mentire. La posizione è stata criticata come controintuitiva già dai contemporanei, come Constant. Difensori e interpreti hanno proposto letture diverse: alcuni distinguono tra bugia e falsa dichiarazione, altri sottolineano che il dovere di verità vale verso la persona in quanto tale. Il dibattito mostra come la deontologia debba gestire i conflitti tra doveri senza rinunciare ai principi.
Oltre Kant: Ross e le teorie dei diritti
Nel Novecento W.D. Ross ha proposto una deontologia pluralista: esistono più doveri primi, come fedeltà alle promesse, riparazione del danno, gratitudine, giustizia e beneficenza, che possono scontrarsi. Il dovere attuale è quello che prevale dopo un esame del caso. In parallelo, le teorie dei diritti, con autori come Nozick, trattano i diritti come vincoli laterali che proteggono ciascun individuo anche a costo di ridurre il benessere complessivo. Rawls, con la teoria della giustizia del 1971, ricollega l'approccio deontologico a un contratto ipotetico tra persone razionali.
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Domande per ripassare
Qual è la differenza principale tra etica deontologica e utilitarismo?
L'utilitarismo valuta un'azione solo dalle conseguenze, scegliendo quella che massimizza il benessere complessivo. L'etica deontologica valuta anche la natura dell'azione e le intenzioni: alcuni atti, come mentire o usare una persona come mezzo, restano proibiti anche se producono buoni risultati. Le conseguenze possono contare, ma non esauriscono la valutazione morale.
Cosa afferma l'imperativo categorico di Kant?
È il principio supremo della morale kantiana: agisci solo secondo una massima che tu possa volere come legge universale, e tratta l'umanità, in te e negli altri, sempre anche come fine e mai soltanto come mezzo. Non dipende da desideri o conseguenze: è una legge che la ragione pratica si dà autonomamente, e da essa derivano i doveri specifici.
Come risolve W.D. Ross il problema dei doveri in conflitto?
Ross ammette che esistono più doveri primi, come tenere le promesse, riparare i torti e fare il bene altrui, e che questi possono entrare in conflitto. In ogni situazione concreta occorre valutare quale dovere sia più stringente: quello che prevale diventa il dovere attuale, mentre gli altri restano doveri primi rimasti insoddisfatti. È una soluzione più flessibile del rigorismo kantiano, ma meno precisa nel dare regole univoche.