idealismo di Berkeley mappa concettuale
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L'idealismo di George Berkeley è la tesi secondo cui non esistono sostanze materiali indipendenti dalla percezione: ciò che chiamiamo cose è un insieme di idee percepite. La formula esse est percipi esprime che l'essere delle cose consiste nell'essere percepite. Berkeley nega la materia come supporto esterno, ma non il senso comune: le idee sono ordinate da Dio, che le percepisce costantemente e garantisce la regolarità dell'esperienza. La mappa collega contesto, tesi centrale, argomenti e obiezioni.
La tesi centrale: esse est percipi
Berkeley sostiene che l'oggetto della percezione coincide con l'idea nella mente: una mela, ad esempio, è per lui un insieme di idee di colore, sapore, odore e forma, non una sostanza materiale che le produce. Da qui la formula esse est percipi, l'essere delle cose consiste nell'essere percepite. È importante notare che Berkeley distingue le idee della sensazione, più vivide, ordinate e indipendenti dalla volontà, dalle idee dell'immaginazione, più deboli e soggettive. Le prime non sono inventate da noi: dipendono da un altro spirito che le produce in noi, e questo spirito è Dio. L'idealismo di Berkeley è quindi anche una forma di spiritualismo, perché alla materia sostituisce gli spiriti, cioè le menti che percepiscono e vogliono.
L'argomento contro la materia
Berkeley muove dalla premessa empirista di Locke: conosciamo solo idee. Ma Locke distingue qualità primarie, come estensione e figura, e qualità secondarie, come colore e suono, ritenendo le prime oggettive. Berkeley mostra che anche le qualità primarie variano con l'osservatore e sono quindi relative come le seconde: non esiste un modo assoluto di percepire estensione o movimento. Inoltre, un'idea non può assomigliare a qualcosa che non è un'idea, così come un colore non può assomigliare a qualcosa di invisibile. La sostanza materiale, intesa come supporto inerte e inosservabile delle qualità, risulta così un concetto privo di senso, un residuo di astrazione mal intesa.
Il ruolo di Dio e la risposta alle obiezioni
L'obiezione più famosa è che, se le cose sono percepite, dovrebbero cessare di esistere quando nessuno le guarda. Berkeley risponde che Dio percepisce incessantemente tutte le cose, e quindi esse continuano a esistere anche quando nessun essere umano le osserva. La regolarità con cui le idee si presentano, per esempio il fatto che l'acqua bolla sempre alla stessa temperatura, non dipende da cause materiali ma dal linguaggio di segni con cui Dio governa il mondo. Le leggi naturali non descrivono poteri causali nella materia, che per Berkeley è inerte, ma l'ordine stabile con cui Dio suscita le idee nei nostri spiriti.
Ricezione e influenza
Berkeley espone la sua posizione in opere come il Trattato sui principi della conoscenza umana e i Tre dialoghi tra Hylas e Filonoo, pubblicati nel primo decennio del Settecento. I contemporanei lo accusarono di distruggere il mondo reale, ma Berkeley sosteneva di difendere il senso comune: le cose esistono davvero, solo la loro natura è ideale e non materiale. Kant lo definì idealista dogmatico, in contrapposizione al suo idealismo trascendentale. Nel pensiero successivo l'impostazione di Berkeley influenzò il fenomenismo e le discussioni ottocentesche e novecentesche sulla natura dei dati sensoriali e dell'esperienza.
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Domande per ripassare
Cosa significa la formula esse est percipi in Berkeley?
Significa che l'essere delle cose consiste nell'essere percepite: una cosa è un complesso di idee che esiste solo in quanto è percepita da uno spirito. Poiché le cose continuano a esistere anche quando nessun uomo le osserva, Berkeley introduce Dio come spirito che percepisce tutte le idee in modo costante e universale.
Perché Berkeley critica la distinzione lockiana tra qualità primarie e secondarie?
Perché sostiene che anche le qualità primarie, come estensione e figura, sono relative all'osservatore e variano secondo la prospettiva, esattamente come le qualità secondarie come colore e suono. Se anche le qualità primarie sono idee, non resta alcuna base per una sostanza materiale oggettiva che le supporti.
Berkeley nega l'esistenza del mondo?
No. Berkeley non è scettico: le cose che vediamo e tocchiamo esistono realmente. Ciò che nega è solo la sostanza materiale come supporto inerte e inosservabile. Le cose sono reali perché sono idee ordinate da Dio, più stabili e vivide di quelle dell'immaginazione, e questo garantisce l'oggettività dell'esperienza.