percorso critico di un progetto mappa concettuale
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Il percorso critico è la sequenza di attività di un progetto che determina la durata minima complessiva: un ritardo su una di esse ritarda l'intero progetto. La mappa illustra il metodo Critical Path Method (CPM), sviluppato negli anni Cinquanta, con i concetti di rete delle attività, dipendenze, margine (float), early start e late start, e mostra come identificare il percorso critico e gestirne i rischi.
Come si identifica il percorso critico
Il procedimento parte dall'elenco delle attività con durate e dipendenze. Si costruisce la rete di precedenza e si esegue il forward pass, calcolando per ogni attività il primo inizio e la prima fine possibili. Poi si esegue il backward pass, determinando l'ultimo inizio e l'ultima fine compatibili con la consegna. La differenza tra i due valori è il margine: le attività con margine zero formano il percorso critico. In un progetto può esistere più di un percorso critico, e il percorso può cambiare durante l'esecuzione se alcune attività si allungano oltre il margine disponibile.
Un esempio semplice
Si consideri un progetto con tre percorsi: A (5 giorni) poi B (4 giorni), C (3 giorni) poi D (6 giorni), ed E (8 giorni) indipendente. Il percorso A-B dura 9 giorni, C-D dura 9 giorni, E dura 8 giorni. I primi due sono entrambi critici se la durata attesa è 9 giorni, mentre E ha un margine di un giorno: può slittare di un giorno senza ritardare il progetto. L'esempio mostra che il percorso critico non è il percorso con più attività, ma quello con la durata totale maggiore, e che più percorsi possono avere la stessa lunghezza.
CPM e PERT: quali differenze
Il Critical Path Method nacque negli Stati Uniti negli anni Cinquanta per la manutenzione di impianti chimici, con durate trattate come valori certi. Il PERT, sviluppato nello stesso periodo per un programma missilistico della marina statunitense, affronta l'incertezza combinando stime ottimistiche, più probabili e pessimistiche per ottenere una durata attesa e una misura della variabilità. In pratica i due approcci si sono fusi: molti strumenti moderni calcolano il percorso critico su durate stimare con margine di incertezza, restando però validi i concetti di rete, margine e attività critiche.
Gestire il percorso critico nel tempo
Il percorso critico non è statico: durante l'esecuzione vanno confrontate le date pianificate con quelle effettive. Se un'attività critica slitta, occorre comprimere le attività successive, ad esempio con crashing o fast tracking, oppure rinegoziare la consegna. Se un'attività non critica consuma tutto il suo margine, diventa a sua volta critica. Per questo i project manager aggiornano periodicamente la rete e monitorano soprattutto le attività a margine ridotto, evitando di concentrare attenzione e risorse solo su ciò che era critico in fase di pianificazione.
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Domande per ripassare
Cosa succede se un'attività del percorso critico subisce un ritardo?
Il ritardo si ripercuote sull'intero progetto, perché le attività critiche non hanno margine: la data di fine slitta dello stesso ammontare, salvo interventi di compressione come l'aggiunta di risorse o la parallelizzazione di alcune attività successive.
Un'attività con margine può diventare critica?
Sì. Il margine è un buffer che si consuma: se un'attività non critica slitta fino a esaurire il proprio float totale, il suo margine diventa zero e entra a far parte del percorso critico, che quindi può spostarsi durante l'esecuzione del progetto.
Il percorso critico è sempre il percorso con più attività?
No. È il percorso con la durata totale maggiore dalla prima all'ultima attività. Un percorso con poche attività molto lunghe può essere critico, mentre un percorso con molte attività brevi può avere margine anche consistente.