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L'utilitarismo è una teoria etica consequenzialista secondo cui la correttezza di un'azione dipende dalle conseguenze, in particolare dalla quantità di benessere o felicità che produce. Sviluppato in ambito anglosassone tra il XVIII e il XIX secolo, ha trovato in Jeremy Bentham e John Stuart Mill i suoi esponenti più influenti. La mappa ne illustra i principi fondamentali, le varianti teoriche, le critiche storiche e le applicazioni pratiche in ambito morale, economico e politico.

Origini e sviluppo storico
Le radici dell'utilitarismo si trovano in autori come David Hume e William Paley, ma è Jeremy Bentham a formulare la teoria in modo sistematico nell'Introduzione ai principi della morale e della legislazione del 1789. Bentham propone il principio di utilità come criterio per valutare leggi e istituzioni: un'azione è giusta nella misura in cui aumenta il benessere della comunità. John Stuart Mill, educato secondo i principi benthamiani, pubblica L'utilitarismo nel 1863, introducendo una gerarchia qualitativa dei piaceri e difendendo la teoria dalle accuse di volgarità. Nel Novecento la teoria viene riformulata da autori come R. M. Hare e Peter Singer.

Bentham e Mill: due approcci a confronto
Bentham adotta un approccio quantitativo: tutti i piaceri sono comparabili attraverso il calcolo felicifico, che considera intensità, durata, certezza e fecondità. Mill, al contrario, sostiene che alcuni piaceri abbiano qualità superiore: la vita intellettuale e morale vale più dei piaceri puramente fisici, secondo la celebre affermazione che è meglio essere un essere umano insoddisfatto che un maiale soddisfatto. Questa correzione risponde alla critica che l'utilitarismo riduca la vita umana alla ricerca del piacere, ma solleva il problema di come misurare valori qualitativi diversi senza ricadere in giudizi soggettivi.

Le obiezioni classiche
Le critiche più note riguardano la giustizia e l'esigibilità. Il problema del tiranno e della folla mostra come un utilitarismo dell'atto estremo potrebbe giustificare di punire un innocente se ciò previene disordini gravi: Mill risponde che la sicurezza giuridica è essa stessa una regola utile. La seconda obiezione sostiene che massimizzare costantemente il benessere esige sacrifici eccessivi, come donare quasi tutto il proprio reddito. Infine, la misurabilità dell'utilità resta problematica: confrontare il benessere di persone diverse richiede assunzioni discusse, e le conseguenze a lungo termine sono spesso imprevedibili.

Utilitarismo oggi
Nella filosofia contemporanea l'utilitarismo rimane una posizione viva e discussa. L'utilitarismo preferenziale, sviluppato da autori come Richard Hare e Peter Singer, sostituisce la felicità con la soddisfazione delle preferenze informate. In ambito pratico, la teoria influenza l'economia del benessere, le analisi costo-beneficio delle politiche pubbliche e il movimento della filantropia efficace. In bioetica viene usato per ragionare sull'allocazione di risorse scarse, pur con cautela: molti studiosi combinano considerazioni utilitariste con vincoli deontologici, come i diritti individuali, riconoscendo che nessuna teoria dominante ha risposto definitivamente alle obiezioni.

Domande per ripassare

Qual è la differenza tra utilitarismo dell'atto e utilitarismo della regola?

L'utilitarismo dell'atto valuta ogni singola azione chiedendo se essa massimizza il benessere complessivo in quella situazione. L'utilitarismo della regola valuta invece le regole di comportamento: è giusto seguire la regola la cui adozione generale produce le migliori conseguenze. La seconda versione mira a evitare calcoli continui e a proteggere la stabilità sociale, ma i critici sostengono che in casi estremi essa si allontani dallo spirito consequenzialista.

Perché Mill introduce la distinzione tra qualità dei piaceri?

Mill vuole rispondere alla critica che l'utilitarismo benthamiano riduca la vita umana a un calcolo di piaceri fisici, equiparando contenuti intellettuali e volgari. Sostenendo che i piaceri superiori, come quelli intellettuali e morali, valgono di più di quelli inferiori, Mill difende la dignità della teoria. Il costo è però teorico: se i piaceri differiscono in qualità, il confronto tra utilità diventa più complesso e meno misurabile del calcolo benthamiano.

L'utilitarismo giustifica sacrificare un individuo per il bene di molti?

È l'obiezione classica del tiranno e della folla: in linea di principio, un utilitarismo dell'atto estremo potrebbe accettare un danno a un innocente se le conseguenze complessive fossero migliori. Tuttavia, gli utilitaristi della regola rispondono che una società in cui si puniscono innocenti produce terrore e sfiducia, quindi le regole che proteggono i diritti individuali massimizzano il benessere nel lungo periodo. Il dibattito resta aperto ed è uno dei punti centrali della critica alla teoria.