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La filosofia presocratica comprende i pensatori greci attivi prima di Socrate, tra VI e V secolo a.C. Questi filosofi cercarono spiegazioni naturali dell'origine e dell'ordine del mondo, superando le spiegazioni mitiche. Dalle ricerche di Talete sull'arché alle riflessioni di Eraclito sul divenire, di Parmenide sull'essere e di Democrito sugli atomi, i presocratici posarono le basi della scienza, della metafisica e del pensiero razionale occidentale.

Dalla mitologia alla ragione
I presocratici segnano il passaggio dalla spiegazione mitica del mondo, basata su divinità e racconti, a una spiegazione razionale e naturale. Con i milesi, in particolare, la domanda non è più chi ha generato le cose, ma da cosa derivano: si cerca un principio materiale, l'arché, capace di spiegare l'unità della realtà nella sua molteplicità. Questo cambiamento non elimina del tutto la religione, ma sposta l'indagine sul piano dell'osservazione e dell'argomentazione. Per questo molti storici della filosofia considerano la nascita della filosofia un processo graduale, non un evento improvviso.

Divenire contro essere
Il contrasto tra Eraclito e Parmenide è uno dei nuclei della filosofia presocratica. Eraclito sostiene che la realtà è in continuo mutamento: gli opposti si generano a vicenda e il conflitto è la condizione dell'armonia. Parmenide, al contrario, giunge con la ragione alla conclusione che l'essere è uno, eterno e immutabile, perché il non-essere non può nemmeno essere pensato. I filosofi successivi, come Empedocle, Anassagora e gli atomisti, tentano di conciliare le due posizioni ammettendo più principi o elementi in movimento, salvando così sia il mutamento apparente sia l'esistenza di un fondamento stabile.

Cronologia e contesto
La filosofia presocratica si sviluppa soprattutto nelle colonie greche, non nella Grecia continentale: prima a Mileto e Efeso, in Asia Minore, poi in Magna Grecia con i pitagorici e gli eleati, e infine ad Abdera con gli atomisti. Le prime riflessioni risalgono al VI secolo a.C., mentre nel V secolo si affermano i pluralisti e Democrito. Il termine presocratici è convenzionale: alcuni pensatori, come i sofisti, sono contemporanei di Socrate, e lo stesso Democrito gli sopravvive. I loro scritti ci sono giunti quasi solo in frammenti e testimonianze indirette.

Eredità dei presocratici
L'influenza dei presocratici è duratura. L'atomismo di Leucippo e Democrito anticipa, in forma filosofica, l'idea di una materia composta da particelle indivisibili, ripresa in età moderna. La dialettica di Zenone esercita un ruolo nello sviluppo della logica e del metodo argomentativo. Il Logos di Eraclito e l'essere di Parmenide restano punti di riferimento per Platone e per tutta la metafisica successiva. Studiare i presocratici significa quindi comprendere le domande fondative della filosofia: che cos'è la realtà, come possiamo conoscerla e quale ordine governa il mondo.

Domande per ripassare

Perché si usa il termine presocratici?

Il termine indica i filosofi greci anteriori a Socrate, ma è convenzionale: alcuni di loro, come i sofisti e Democrito, furono suoi contemporanei o lo sopravvissero. Serve comunque a distinguere la filosofia naturalistica e cosmologica precedente dal giro di prospettiva socratico, centrato sull'uomo e sull'etica.

Che cos'è l'arché per i milesi?

L'arché è il principio originario da cui tutte le cose derivano e al quale ritornano. Per Talete è l'acqua, per Anassimene l'aria, mentre Anassimandro lo identifica con l'apeiron, un principio indeterminato e illimitato. La ricerca dell'arché segna il primo tentativo di spiegare la realtà con una causa naturale e razionale.

In cosa si contrappongono Eraclito e Parmenide?

Eraclito afferma che la realtà è divenire continuo, governato dal Logos, e che gli opposti sono uniti in un'armonia dinamica. Parmenide sostiene invece che l'essere è uno, immutabile ed eterno, e che i sensi ingannano mentre la ragione rivela l'immobilità dell'essere. I pluralisti successivi cercarono di conciliare le due tesi.