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John Locke (1632-1704) è il fondatore dell'empirismo moderno e una figura centrale della filosofia politica liberale. Nella sua opera principale distingue le idee in semplici e complesse, nega le idee innate e definisce la mente come carta bianca modellata dall'esperienza. Nel pensiero politico difende i diritti naturali, il governo per consenso e il diritto di resistenza, influenzando profondamente il costituzionalismo europeo e americano.

La critica all'innatismo
Nel Saggio sull'intelligenza umana, pubblicato nel 1690, Locke confuta la dottrina delle idee innate sostenuta da parte della tradizione razionalista. Il suo argomento principale è che non esistono principi morali o teoretici universalmente accettati: se le idee fossero innate, dovrebbero essere presenti nella coscienza di tutti, compresi i bambini e i popoli ignoranti di filosofia. Inoltre, idee complesse come l'identità o l'infinito vengono costruite gradualmente attraverso l'esperienza. Da qui la celebre immagine della mente come carta bianca, che l'esperienza scrive attraverso la sensazione e la riflessione.

Qualità primarie e secondarie
Locke distingue le qualità primarie delle cose, come estensione, figura, solidità e movimento, che appartengono agli oggetti stessi e sono misurabili matematicamente, dalle qualità secondarie come colore, suono, sapore e odore, che non esistono negli oggetti ma sono poteri di produrre sensazioni in noi. Il rosso di una rosa non è nella rosa come tale, ma nasce dall'interazione tra le sue particelle e i nostri sensi. Questa distinzione, già presente in Galileo e in Boyle, solleva il problema dello scetticismo: conosciamo davvero la realtà esterna o solo le sue apparenze?

Il contratto sociale e la proprietà
Nei Due Trattati sul governo, pubblicati nel 1689, Locke descrive lo stato di natura come condizione di libertà ed eguaglianza regolata dalla legge di natura, conoscibile con la ragione. Gli individui possiedono diritti naturali alla vita, alla libertà e alla proprietà. Il governo nasce da un contratto per proteggere questi diritti: se lo viola, perdendo il consenso dei governati, il popolo ha il diritto di resistere e sostituirlo. La proprietà nasce dal lavoro mescolato alle cose comuni, con il limite di non sprecare ciò che supera il proprio uso.

Tolleranza e limiti del pensiero lockiano
Nella Lettera sulla tolleranza Locke sostiene che lo Stato non ha competenza sulle anime: la fede autentica non può essere prodotta dalla coercizione, quindi il potere civile deve garantire la libertà di culto. Tuttavia la sua tolleranza ha limiti storici: egli esclude cattolici, fedeli a un potere straniero, e atei, ritenuti privi di giuramenti affidabili. Sul piano teorico, Locke ammette che la conoscenza certa è limitata e che in molti campi dobbiamo accontentarci di una probabilità, posizione che apre la via all'umiltà epistemologica dell'Illuminismo.

Domande per ripassare

Perché Locke nega l'esistenza delle idee innate?

Locke osserva che non esistono principi universalmente accettati da tutti gli esseri umani: se le idee fossero innate, dovrebbero essere presenti e riconosciute anche nei bambini e nelle persone prive di istruzione. Poiché ciò non accade, conclude che ogni idea deriva dall'esperienza, tramite la sensazione e la riflessione.

Qual è la differenza tra qualità primarie e secondarie in Locke?

Le qualità primarie, come estensione, figura e movimento, appartengono realmente agli oggetti e sono oggettive. Le qualità secondarie, come colore, suono e gusto, sono poteri degli oggetti di produrre sensazioni in noi e dipendono quindi dal percipiente: non esistono negli oggetti nello stesso modo in cui li percepiamo.

Quando il popolo ha il diritto di resistere secondo Locke?

Secondo Locke il governo esiste per contratto al fine di proteggere i diritti naturali alla vita, alla libertà e alla proprietà. Se il sovrano viola questi diritti agendo contro la legge di natura, tradisce la fiducia ricevuta e il popolo legittimamente può opporsi e sostituirlo con un nuovo governo.