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Immanuel Kant (1724-1804) è una figura centrale della filosofia moderna. Il suo criticismo cerca di superare l'opposizione tra razionalismo ed empirismo, indagando le condizioni a priori della conoscenza. Nella Critica della ragion pura analizza spazio, tempo e categorie; nella Critica della ragion pratica fonda l'etica del dovere con l'imperativo categorico; nella Critica del giudizio esplora estetica e finalità. La sua filosofia illumina anche la politica, la religione e l'idea di pace perpetua.
Il criticismo e lo svolgimento copernicano
Kant definisce il proprio pensiero criticismo perché sottopone la ragione a una critica delle sue capacità e dei suoi limiti. Nella Critica della ragion pura (1781, seconda edizione 1787) propone uno svolgimento analogo a quello copernicano: non è la mente a ruotare attorno agli oggetti, ma sono gli oggetti a conformarsi alle strutture conoscitive del soggetto. Così la conoscenza nasce dalla collaborazione tra sensibilità e intelletto, secondo la celebre formula per cui i pensieri senza contenuto sono vuoti e le intuizioni senza concetti sono cieche. Questa posizione concilia l'apporto empirista di Hume con l'esigenza di universalità del razionalismo.
Fenomeno e noumeno: i limiti della conoscenza
Per Kant conosciamo gli oggetti solo in quanto appaiono, cioè come fenomeni, filtrati dalle forme a priori dello spazio e del tempo e dalle categorie dell'intelletto. La cosa in sé, il noumeno, resta inconoscibile: possiamo pensarla, ma non conoscerla. Da qui la distinzione tra fenomeno e noumeno, che delimita la metafisica tradizionale: le idee di anima, mondo e Dio, quando vengono trattate come oggetti di conoscenza teoretica, generano antinomie e illusioni. Tuttavia queste stesse idee conservano un uso legittimo come ideali regolativi che orientano la ricerca scientifica senza sostituirsi all'esperienza.
L'etica formale dell'imperativo categorico
Nella Fondazione della metafisica dei costumi (1785) e nella Critica della ragion pratica (1788) Kant elabora un'etica deontologica, fondata sul dovere e non sulle conseguenze. L'imperativo categorico comanda in modo incondizionato e si formula principalmente come universalizzazione della massima dell'azione e come rispetto della persona umana, che va trattata sempre anche come fine e mai soltanto come mezzo. La morale è autonoma: la volontà si dà da sé la legge, senza dipendere da Dio, dalla natura o dal calcolo dell'interesse. Il postulato pratico della libertà rende possibile la responsabilità morale.
Cronologia delle opere principali
La produzione kantiana si articola in un periodo pre-critico, dedicato a temi di cosmologia e filosofia naturale, e in quello critico dopo il 1781. Seguono la Critica della ragion pura (1781), i Prolegomeni (1783), la Fondazione della metafisica dei costumi (1785), la Critica della ragion pratica (1788) e la Critica del giudizio (1790). Negli anni novanta Kant affronta la politica e la religione con La religione nei limiti della semplice ragione (1793) e Della pace perpetua (1795). Nel 1793 la risposta alla domanda sull'Illuminismo, pubblicata nel 1784, definisce l'uscita dell'uomo dall'infanzia da lui stesso imputata.
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Domande per ripassare
Qual è la differenza tra imperativo categorico e imperativo ipotetico in Kant?
L'imperativo ipotetico comanda in modo condizionato: se vuoi un certo fine, devi compiere una certa azione, quindi vale solo per chi persegue quel fine. L'imperativo categorico invece comanda in modo incondizionato e universale, indipendentemente da fini e desideri, perché esprime il dovere stesso. Solo l'imperativo categorico è morale, poiché fonda l'azione sulla massima universalizzabile e sul rispetto della persona come fine in sé.
Perché Kant parla di svolgimento copernicano della filosofia?
Perché rovescia la prospettiva tradizionale sulla conoscenza: invece di supporre che la mente si adatti agli oggetti, sostiene che gli oggetti dell'esperienza si conformano alle strutture a priori del soggetto, cioè alle forme dell'intuizione e alle categorie dell'intelletto. Come Copernico spostò il centro dal sistema geocentrico a quello eliocentrico, Kant sposta il fondamento della conoscenza dall'oggetto al soggetto che conosce, spiegando così l'universalità della scienza naturale.
Che rapporto c'è tra fenomeno e noumeno nel criticismo kantiano?
Il fenomeno è l'oggetto in quanto appare alla nostra sensibilità, strutturato da spazio, tempo e categorie: è l'unico oggetto di conoscenza possibile. Il noumeno, o cosa in sé, è ciò che esiste indipendentemente dalla nostra forma di conoscenza: possiamo pensarlo senza contraddizione, ma non conoscerlo. Questa distinzione limita la metafisica speculativa e apre però lo spazio alla libertà e alla morale, che si collocano al di là del determinismo fenomenico.